La maledizione della nona sinfonia: l’AI contro il destino

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C’è una leggenda che attraversa il tempo, silenziosa come una nota sospesa nell’aria. Non è scritta nei trattati di armonia, né nei manuali di composizione. Vive nei sussurri degli storici, nei racconti dei musicisti, nei cuori di chi sa che l’arte, a volte, sa spingersi là dove la ragione si ferma. La chiamano la maledizione della Nona Sinfonia.

Secondo questa credenza  affascinante, sinistra, mai del tutto confutata  chiunque osi comporre una Nona Sinfonia sarebbe destinato a morire prima di completare la Decima. E se può sembrare solo una leggenda da conservatorio, i nomi incisi nella storia raccontano qualcosa di più: Beethoven, Schubert, Bruckner, Mahler… tutti fermati dopo la Nona. Tutti con una Decima incompiuta o mai nata. Ma com’è nata davvero questa leggenda? E perché, ancora oggi, ci affascina tanto?

Beethoven: la Nona come ultima soglia

Tutto parte da lui, il titano della musica occidentale. Ludwig van Beethoven, già colpito dalla sordità e dai suoi demoni interiori, compose la Nona nel 1824. Fu un’opera rivoluzionaria, la prima sinfonia della storia a includere voci, un’apoteosi sonora culminata nell’“Inno alla Gioia” di Schiller. Ma dopo quella vetta, il genio tacque. Beethoven morì nel 1827, lasciando solo frammenti e schizzi di una Decima Sinfonia. I fogli sopravvissuti parlano di idee, non di una forma. È come se la musica stessa avesse deciso di non proseguire. Fu qui che, forse, nacque il seme del mito.

Bruckner e la sinfonia dedicata a Dio

Anton Bruckner, compositore profondamente spirituale, lavorò alla sua Nona Sinfonia fino al giorno della morte. L’aveva dedicata “al buon Dio”. Ne completò tre movimenti. Il quarto, finale, non vide mai la luce. Bruckner morì nel 1896, e ogni tentativo successivo di completare l’opera ha lasciato l’amaro dell’incompiuto. Anche lui, come Beethoven, aveva abbozzato l’idea di una Decima. Ma morì prima ancora di iniziarla. E con lui, scomparve anche quel possibile passaggio oltre la soglia.

Mahler, il compositore che sfidò la leggenda

Chi, più di ogni altro, ha contribuito a rendere la maledizione un mito fu Gustav Mahler. Superstizioso, spirituale, febbrilmente attaccato all’idea della morte, Mahler era ben consapevole del destino di Beethoven e Bruckner. Così, quando scrisse quella che avrebbe dovuto essere la sua Nona, scelse un altro nome: Das Lied von der Erde, “Il canto della Terra”. Pensava di aver ingannato la sorte. Ma la sorte non si lascia ingannare. Dopo Das Lied, scrisse la vera Nona. E infine, iniziò la Decima, con l’Adagio più straziante e misterioso mai scritto. Morì prima di completarla. Era il 1911. Aveva solo 50 anni.

Schubert e la sinfonia che non fu

Franz Schubert morì a 31 anni. La sua Nona, “La Grande”, fu scoperta postuma. Dopo di essa aveva abbozzato una nuova sinfonia — la Decima — ma non ebbe tempo. I suoi frammenti, come sogni interrotti, ancora oggi sfidano musicologi e compositori.

Dvořák e la sinfonia del Nuovo Mondo

Anche Antonín Dvořák, dopo la sua celebre Nona Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”, si fermò. Aveva parlato di nuove sinfonie, ma nulla fu mai completato. Morì nel 1904. La sua Decima è rimasta nel limbo, tra il detto e il non scritto.

Nel Novecento, fu Arnold Schoenberg a formulare per iscritto la leggenda:

Chi vuole superare la Nona deve morire. Sembra che qualcosa debba essere impartito nella Decima che noi non siamo ancora pronti a sapere.”

La Nona, allora, non è solo una sinfonia. È un confine, un’apoteosi. Dopo di essa, si entra in un’altra dimensione: l’assoluto. Per questo, molti compositori forse inconsciamente  si sono fermati. O sono stati fermati. Eppure ci sono eccezioni. Mozart, Haydn, Shostakovich hanno superato la Nona. Ma per i romantici, per coloro che intendevano la musica come voce dell’eterno, la Nona fu la fine di un viaggio.

Quando la tecnologia sfida il destino: l’intelligenza artificiale completa la Decima

Oggi, però, qualcuno ha deciso di varcare quella soglia. Non un compositore in carne e ossa, ma un’entità diversa: l’intelligenza artificiale.Nel 2019 è iniziato un progetto straordinario: completare la Decima Sinfonia di Beethoven usando un sistema AI sviluppato da Huawei, con la collaborazione di musicologi, programmatori e il compositore Walter Werzowa. L’algoritmo ha analizzato migliaia di opere di Beethoven, apprendendone lo stile, le armonie, i gesti. Il risultato è stato presentato a Bonn nel 2021. Per la prima volta, una Decima Sinfonia di Beethoven ha risuonato davvero, composta da un’intelligenza artificiale nel rispetto del suo spirito. Un atto audace, ma anche carico di domande: può un algoritmo scrivere l’anima?E non è finita qui. Anche la Decima di Mahler, le sinfonie interrotte di Schubert e persino frammenti lasciati da Mozart sono oggetto di esperimenti simili. I computer analizzano stili, pattern, orchestrazioni. Ma possono cogliere la malinconia, il respiro umano, la tensione metafisica?

L’incompiuto come chiave dell’eterno

Forse, in fondo, è proprio l’incompiuto a custodire il mistero. Le sinfonie non terminate non sono segni di fallimento: sono porte aperte sull’ignoto. La Decima che non c’è, che non ci sarà mai del tutto, resta la più potente delle sinfonie: quella che ci invita a immaginarla. La maledizione della Nona, allora, non è una punizione. È un richiamo. È il segno che la musica può arrivare fino al limite dell’essere — e poi sparire, lasciandoci soli davanti all’eterno. O forse no. Forse, un giorno, qualcuno — o qualcosa — riuscirà a scriverla davvero. E quando quella Decima risuonerà nella sua pienezza, sapremo che abbiamo finalmente ascoltato ciò che da sempre ci sfuggiva: l’ultima nota che conduce al silenzio dell’infinito.

Giuseppe Oliva – Team Mistery Hunters