È stato davvero un viaggio bellissimo.
Come canta Joe Keery – Steve nella serie – The End of Beginning. E non potrebbe esserci titolo più giusto. Perché alla fine, attraversando mostri, laboratori, dimensioni oscure e paure indicibili, siamo tornati esattamente da dove tutto era iniziato: alle cose semplici, a quelle vere.
All’amicizia incondizionata.
A quel legame che resiste contro tutto e tutti, contro il mondo, contro il dolore, contro il buio. Stranger Things è stata la rivincita dei nerd, degli “sfigati”, dei ragazzi normali che nessuno avrebbe scommesso potessero diventare eroi. E invece lo sono stati. Anche solo per un giorno. Anche solo per salvarsi a vicenda.
È la storia di una generazione che oggi sembra lontanissima, forse l’ultima ad aver inseguito sogni e fantasia senza vergogna, a combattere mostri immaginari per difendere valori reali. Un tempo in cui l’immaginazione era un rifugio e un’arma, non un prodotto. In cui i giochi di ruolo insegnavano il coraggio, la musica salvava la vita, e l’amicizia valeva più di qualsiasi potere.
In un mondo sempre più ovattato, patinato, pieno di apparenze e di miti vuoti, Stranger Things ci ha ricordato qualcosa che avevamo dimenticato: che non servono eroi perfetti, ma persone imperfette che restano. Che il vero mostro non è l’ignoto, ma la perdita di empatia. E che, a volte, per tornare a casa, basta qualcuno che ti chiami per nome. Ma dietro a questa serie epocale esiste tanto altro forse per questo noi ormai vecchi Goonies amanti di Indiana Jones e X files, sappiamo che c’e’ qualcosa che Stranger Things racconta con estrema precisione senza mai dirlo apertamente: la sua non è solo una storia di mostri e dimensioni parallele, ma la cronaca mascherata da fiction di un esperimento sulla mente umana andato terribilmente storto. Hawkins non è solo una cittadina americana, è un laboratorio a cielo aperto. Il Sottosopra non è solo un altro mondo, ma la forma che assume la coscienza quando viene spezzata, congelata, dissociata.
La serie inizia come un racconto di sparizioni, ma molto presto rivela il suo vero asse narrativo: bambini sottoposti a sperimentazioni psichiche, un laboratorio governativo, tecniche di deprivazione sensoriale, alterazione della coscienza, e infine l’apertura di un varco. Questo schema non nasce dal nulla.
È una rielaborazione narrativa di ciò che, tra gli anni ’40 e ’70, è realmente accaduto nei programmi di ricerca americani sulla mente: MK-Ultra, esperimenti con LSD, studi sul collasso dell’Io e sugli stati dissociativi profondi.
Eleven, nella vasca, immersa nel buio e nel silenzio, non è una bambina che “viaggia tra i mondi”: è un soggetto in deprivazione sensoriale totale, esattamente come nei protocolli reali. In quelle condizioni, la mente perde i confini, il tempo si dissolve, l’identità si assottiglia.
È in quello spazio il Vuoto che Eleven percepisce presenze, rumori, altre coscienze. Non perché abbia aperto un portale magico, ma perché il cervello umano, quando viene privato di riferimenti, inizia a produrre mondi. Il primo grande errore della ricerca, reale e fittizia, è credere che quel mondo sia controllabile.
HENRY CREEL: IL SOGGETTO ZERO
Henry Creel è il vero punto di origine di tutto. Prima di essere Vecna, prima di essere Uno, è un bambino altamente sensibile, isolato, cognitivamente avanzato e affettivamente disconnesso. Il profilo perfetto per diventare un soggetto sperimentale. La versione televisiva della sua biografia ci viene raccontata attraverso i suoi stessi ricordi: una famiglia trasferita a Hawkins, poteri improvvisi, un massacro, il coma, Brenner che lo “salva”.
Ma Stranger Things: The First Shadow introduce un elemento decisivo: i ricordi di Henry non sono affidabili. Prima di Hawkins c’è il Nevada. Prima di Brenner c’è un incidente. Prima dei poteri c’è un’esposizione.
Nel deserto, Henry entra in una grotta. In quella grotta è nascosta una tecnologia derivata dal famigerato Esperimento di Filadelfia, la leggenda del cacciatorpediniere USS Eldridge, reso invisibile tramite campi elettromagnetici e secondo il mito teletrasportato. È pseudoscienza, ma è la stessa pseudoscienza che alimentò molti programmi reali di ricerca di frontiera. Quando Henry attiva il dispositivo, viene proiettato nella Dimensione X, un piano primordiale, ostile, non umano.
Henry torna dopo dodici ore. Ma non torna intero.
Dal punto di vista psicologico e neurobiologico, ciò che subisce è compatibile con un trauma dissociativo estremo: esposizione a uno stimolo incontrollabile, perdita di continuità dell’Io, alterazione della percezione corporea e temporale.
Da quel momento Henry è predisposto al freeze, lo stato di immobilità protettiva governato dal nervo vago dorsale. Non combatte. Non fugge. Si congela. Brenner non crea Vecna. Brenner intercetta un soggetto già spezzato e lo addestra.
IL SOTTOSOPRA: UNA MEMORIA TRAUMATICA SOLIDIFICATA

Quando Eleven scaraventa Henry nel varco nel 1979, non lo manda in un inferno preesistente. Lo manda in uno spazio psichico che assume la forma della sua mente. Il Sottosopra nasce così: non come dimensione autonoma, ma come ambiente modellato dal trauma.
Osserviamolo con attenzione. Il Sottosopra è Hawkins congelata nel tempo. Non evolve. Non cresce. Non guarisce. È identico al mondo reale in un momento preciso, come una fotografia mai aggiornata. Questo è esattamente ciò che accade nella memoria traumatica: l’esperienza resta lì, intatta, fuori dal flusso temporale.
Dal punto di vista neurobiologico, il Sottosopra è uno stato di shutdown vagale permanente. Niente movimento, niente futuro, niente trasformazione. Tutto è fermo, ma non morto. Proprio come una persona in catatonia o dissociazione profonda.
Vecna non governa il Sottosopra con la forza. Lo governa perché è in risonanza con esso.
VECNA E IL FREEZE: LA PSICOLOGIA DEL PREDATORE
Vecna non urla, non corre, non insegue. Isola, rallenta, sospende. Le sue vittime non reagiscono perché non possono: entrano in uno stato di freeze indotto. Questo è coerente con ciò che sappiamo di traumi complessi, psicosi dissociative e catatonia. Il cervello, quando percepisce una minaccia ineludibile, spegne i sistemi di difesa attivi e passa alla conservazione estrema.
Il potere di Vecna è psicologico prima che fisico. Usa il trauma come coordinata. Riapre ferite non integrate. Blocca il corpo. Estrae energia. È la personificazione di ciò che MK-Ultra cercava — inconsapevolmente — di ottenere: un essere capace di indurre stati dissociativi negli altri.
Non è un caso che le sue vittime siano immobili, sospese, spezzate tra un prima e un dopo che non arriva mai.
Nella risposta classica allo stress conosciamo fight or flight.
Ma esiste una terza via, più antica, più profonda, più silenziosa: freeze.
Nel freeze:
- il corpo si immobilizza
- il tono muscolare crolla o si irrigidisce
- la coscienza si restringe
- il tempo soggettivo si altera
- la persona “c’è”, ma non è accessibile
È lo stato tipico della catatonia, della dissociazione profonda, di alcuni PTSD complessi.
Ed è esattamente lo stato in cui Vecna intrappola le sue vittime. Non urla. Non insegue. Congela. Il Sottosopra, visto così, non è un altro mondo:
è un sistema nervoso bloccato.
MK-ULTRA, LSD E IL COLLASSO DELL’IO
Nei programmi MK-Ultra l’LSD viene usato per dissolvere l’identità. I risultati non sono quelli sperati: molti soggetti non diventano controllabili, diventano inermi. Catatonici. Dissociati. Congelati. L’LSD, soprattutto in contesti di stress e privazione sensoriale, amplifica la frammentazione dell’Io e può precipitare il sistema nervoso nel freeze.
Il laboratorio di Hawkins è la sintesi narrativa di tutto questo: LSD, vasche, isolamento, suggestione. Il Vuoto di Eleven è l’effetto finale. Il Sottosopra è la conseguenza imprevista.
’LSD veniva usato perché:
- dissolveva i confini dell’identità
- rendeva il soggetto suggestionabile
- facilitava stati dissociativi
- rompeva il senso lineare del tempo
In molti casi, però, non produceva illuminazione.
Produceva freeze. Soggetti bloccati. Immobili. Scollegati dal corpo. E cosa facevano i ricercatori?
Usavano stimoli sensoriali per “riportarli indietro”. Suono. Voce. Ritmo. Non a caso, MK-Ultra sperimentò:
- privazione sensoriale
- stimolazione acustica
- pattern ripetitivi
- mantra
- musica
Eleven nella vasca, immersa nel buio, è una rappresentazione quasi perfetta di questi protocolli.
Il Vuoto non è un piano astrale: è deprivazione sensoriale indotta.
IL NERVO VAGO E LA VIA DEL RITORNO
Se il Sottosopra è uno stato di freeze, allora la via d’uscita non può essere la forza. Deve essere la regolazione. Qui la serie sorprende per accuratezza scientifica.
La musica, come stimolo, agisce direttamente sul tronco encefalico e sul nervo vago ventrale, il circuito della connessione e della presenza. Non richiede linguaggio. Non richiede ragionamento. Riporta ritmo al corpo. Quando Max ascolta la musica, non “ricorda chi è” in senso astratto: il suo sistema nervoso riprende a muoversi.
Questo spiega perché MK-Ultra usasse suono e voce per entrare negli stati alterati. E spiega perché Stranger Things suggerisca che suono e relazione possano anche farne uscire.
Secondo la teoria polivagale (Stephen Porges), il nostro sistema nervoso autonomo ha più modalità.
Nel freeze domina il vago dorsale, il ramo più antico del nervo vago.
Quando il vago dorsale prende il comando: la parola non funziona,il pensiero razionale non arriva,il corpo “si spegne” per proteggersi Non puoi “ragionare” qualcuno fuori dal freeze.
Ed è qui che entra la musica. Non come arte. Come stimolo vagale diretto.
Il suono è uno dei pochissimi stimoli che:
- non passa dalla corteccia razionale
- entra direttamente nei circuiti limbici
- dialoga con il tronco encefalico
In particolare:
- ritmo lento → influenza la respirazione
- frequenze basse e stabili → abbassano l’allarme
- voce umana melodica → stimola il vago ventrale (connessione sociale)
Questo è il motivo per cui:
- persone catatoniche possono muovere un dito con un ritmo
- persone dissociate “tornano” per pochi minuti con una canzone
- Max riesce a fuggire da Vecna grazie alla musica
Non è romanticismo. È fisiologia. La musica non risveglia la mente. Riaccende il corpo.
E quando il corpo torna, la mente può seguirlo.
Holly Wheeler incarna ciò che manca al Sottosopra: colore, connessione, continuità. I suoi richiami a Alice, Dorothy, Cappuccetto Rosso e Rainbow Brite non sono citazioni decorative, ma archetipi di attraversamento. Bambini che entrano nell’alterità e ne tornano indietro.
Max, invece, è la ferita che sopravvive. Porta il dolore, ma anche la volontà. Insieme rappresentano le due forze necessarie per spezzare l’hive mentale di Vecna: regolazione e confronto.
Vecna non è solo un mostro. È un induttore di stati dissociativi. Il suo metodo è sempre lo stesso:
- Isola la vittima
- La riporta nel trauma
- Frammenta la percezione del tempo
- Congela il corpo
- Estrae energia
È identico a ciò che accade in:
- catatonia traumatica
- dissociazione strutturale
- esperimenti di controllo mentale
Il Sottosopra diventa così una topografia del freeze:
- niente vento
- niente flusso vitale
- tutto sospeso
- tutto morto, ma non del tutto Un mondo in shutdown vagale.
PERCHÉ LA MUSICA FUNZIONA CONTRO VECNA?
La musica che salva Max non è casuale. È:
- familiare
- non traumatica
- ritmica
- legata alla sua identità
In termini neurobiologici: riattiva il vago ventrale, il circuito della presenza e della relazione.
In termini simbolici: riporta colore nel mondo grigio.
È la stessa funzione che incarna Holly:portatrice di luce, colore, connessione.
Vecna lavora con:
- isolamento
- silenzio
- ripetizione ossessiva
La musica lavora con:
- relazione
- ritmo
- continuità
Non combatte il mostro. Lo destabilizza. Stranger Things non parla di un altro mondo.
Parla di cosa succede quando la mente viene spinta oltre senza rete.
Il Sottosopra è una memoria traumatica che ha trovato forma.
Vecna è un soggetto sperimentale non recuperato.
Eleven è la prova che la neuroplasticità può sopravvivere all’orrore.
MK-Ultra voleva controllare la coscienza.
La serie mostra che la coscienza non si controlla: si accompagna.
Il portale non si chiude con la violenza.
Si chiude quando il sistema nervoso smette di avere paura.
E questa, forse, è la verità più disturbante di tutte:
il vero Sottosopra non è sotto Hawkins.
È ciò che nasce ogni volta che un trauma resta senza voce. E per questo che se per i figli della X generation e’ stato un tuffo nel passato ad odori, sapori, suoni, ricordi che hanno rivissuto come un flashback che sa’ di infanzia, di felicita’. Per le nuove leve una ventata di passato che fa bene, per questo saro’ sempre grato ai fratelli Duffer ci hanno fatto ridere soffrire e rivivere tempi duri ma bellissimi. Che sia un preludio ad una nuova generazione piu’ empatica e meno lobotomizzata.
BIBLIOGRAFIA E RIFERIMENTI SCIENTIFICI
1. MK-Ultra, controllo mentale e ricerca di frontiera
John Marks, The Search for the “Manchurian Candidate” (1979)
👉 Testo fondamentale su MK-Ultra, basato su documenti CIA declassificati.U.S. Senate – Church Committee Reports (1975–1977)
👉 Indagini ufficiali del Senato USA sugli abusi dei programmi di intelligence, incluso MK-Ultra.Stephen Kinzer, Poisoner in Chief: Sidney Gottlieb and the CIA Search for Mind Control (2019)
👉 Ricostruzione storica dettagliata del ruolo dell’LSD e della dissoluzione dell’Io nei programmi CIA.
2. LSD, stati alterati di coscienza e dissoluzione dell’Io
Stanislav Grof, LSD Psychotherapy (1980)
👉 Classico sulla fenomenologia degli stati indotti da LSD, trauma perinatale e dissociazione.Stanislav Grof, The Holotropic Mind (1992)
👉 Connessioni tra psichedelici, trauma e dimensioni archetipiche della psiche.Carhart-Harris et al.,
Neural correlates of the LSD experience revealed by multimodal neuroimaging (PNAS, 2016)
👉 Studio chiave sulla dissoluzione dell’ego e sul collasso delle reti cerebrali di default.
3. Deprivazione sensoriale e Vuoto
Donald O. Hebb,
The effects of sensory deprivation on the mind (1955)
👉 Prime osservazioni scientifiche sugli effetti del silenzio e dell’isolamento sensoriale.John C. Lilly, The Deep Self (1977)
👉 Vasche di deprivazione, stati dissociativi, coscienza e limiti dell’Io.
4. Dissociazione, trauma e catatonia
Bessel van der Kolk, The Body Keeps the Score (2014)
👉 Testo centrale sul trauma, dissociazione, memoria corporea e stati di freeze.Onno van der Hart, Ellert Nijenhuis, Kathy Steele,
The Haunted Self (2006)
👉 Dissociazione strutturale della personalità e trauma complesso.American Psychiatric Association, DSM-5-TR
👉 Definizioni cliniche di catatonia, disturbi dissociativi e PTSD.Fink & Taylor,
Catatonia: A Clinician’s Guide to Diagnosis and Treatment (2003)
👉 Riferimento clinico specifico sugli stati catatonici.
5. Nervo vago, freeze e teoria polivagale
Stephen W. Porges, The Polyvagal Theory (2011)
👉 Fondamentale per comprendere freeze, shutdown vagale e regolazione neurofisiologica.Deb Dana, The Polyvagal Theory in Therapy (2018)
👉 Applicazioni cliniche della teoria polivagale, grounding e sicurezza.
6. Musica, cervello e regolazione emotiva
Oliver Sacks, Musicophilia (2007)
👉 Testimonianze neurologiche sul potere della musica su identità, memoria e coscienza.Thaut & Hoemberg, Handbook of Neurologic Music Therapy (2014)
👉 Approccio scientifico all’uso della musica per riattivare funzioni motorie e cognitive.Koelsch,
A neuroscientific perspective on music therapy (Annals of the NY Academy of Sciences, 2009)
👉 Musica come regolatore emotivo e neurobiologico.
7. Psicologia del trauma, freeze e memoria
Peter A. Levine, Waking the Tiger (1997)
👉 Concetto di freeze come risposta primaria al trauma.Joseph LeDoux, The Emotional Brain (1996)
👉 Circuiti della paura, memoria emotiva e amigdala.
8. Esperimento di Filadelfia (contesto culturale e pseudoscienza)
Jacques Vallée, Dimensions (1988)
👉 Come miti scientifici e leggende influenzano l’immaginario tecnologico.Robert Goerman, The Philadelphia Experiment Revisited (Fate Magazine, 1980)
👉 Analisi critica dell’origine della leggenda.
Giuseppe Oliva Team – Mistery Hunters



















