Quanti noi sono nati e hanno vissuto la propria gioventù con il mito del “Mostro di LochNess”? Molti hanno ancora negli occhi la famosa foto di Nessy (così viene chiamato) in bianco e nero, che spunta dal lago con il suo lungo collo e la sua piccola testa. In realtà, il primo vero documento storico che parla di uno strano avvistamento con una creatura, nel lago, risale a circa metà del VI secolo da parte del monaco Adamnano di Iona nella sua “Opera Vitae Sancti Columbae” (opera biografica di Santa Columba).
Adomnán racconta che Santa Columba, incontrò dei locali che seppellivano un uomo sbranato da una creatura nel fiume Ness (che nasce dal corrispettivo lago). Quando, poi, un altro uomo (seguace dello stesso monaco) si immerse nel fiume, la bestia si avvicinò e Columba fece il segno della croce ordinando alla creatura di tornare indietro. Essa, incredibilmente, obbedì immediatamente e fuggì terrorizzata.
Fino al XX secolo non esistono altre segnalazioni di rilievo. La zona di Loch Ness, in origine, non era facilmente accessibile. In concomitanza con la creazione di nuove strade che non solo costeggiavano l’intero lago, ma arrivavano fino alle rive, sono cominciati avvistamenti e segnalazioni abbastanza costanti.
E’ fra il 1930 e il 1934 che si creò il vero e proprio mito del “Mostro del Lago di Loch Ness”.
Nascita di un mito
Nel 1930 un gruppo di collegiali di Drumnadrochit (un piccolo villaggio delle Highlands), vide una creatura straordinaria muoversi nei pressi della torre di Urquhart. Qualche anno dopo una testimonianza molto interessante venne rilasciata al giornale Inverness dove, testualmente, un certo sig. George Spicer parlò di una creatura dall’aspetto “preistorico” descrivendone il collo allungato con una piccola testa.
Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1934, lo studente di veterinaria Arthur Grant dichiarò di aver quasi investito una misteriosa creatura mentre percorreva in motocicletta la strada verso Abriachan (vicino Inverness), sulla costa nord-orientale di Loch Ness, intorno all’una del mattino.
Secondo il suo racconto, vide una piccola testa collegata a un lungo collo che balzò improvvisamente sulla carreggiata, attraversandola in pochi istanti per poi scomparire nel folto della vegetazione lungo la riva del lago. Grant descrisse l’animale come un ibrido tra una foca e un plesiosauro.
Raggiunta l’acqua, la creatura lasciò visibili solo delle increspature. Grant sosteneva che si muovesse lateralmente grazie a un paio di pinne posteriori e membranose, che avesse un collo serpentiforme e grandi occhi incassati nella testa, e che la sua lunghezza totale fosse compresa tra 4,5 e 6 metri.
Lo studente realizzò un disegno della creatura, successivamente analizzato dallo zoologo Maurice Burton, il quale giudicò l’illustrazione compatibile con l’aspetto e il comportamento di una lontra. Burton suggerì inoltre che l’eccessiva dimensione stimata da Grant potesse derivare dalle pessime condizioni di luce. Anche il paleontologo Darren Naish ha ipotizzato che Grant possa aver visto semplicemente una lontra, ampliando poi nel tempo i dettagli dell’avvistamento.
Si susseguirono altri avvistamenti “minori” con descrizioni sempre molto diverse e, alle volte, senza alcun altro tipo di riscontro.
La storia si trasformò in mito nel 1934. Una delle fotografie più celebri legate al mostro di Loch Ness — poi rivelatasi un falso — è la cosiddetta “foto del chirurgo”, scattata da Robert Kenneth Wilson nei pressi di Invermoriston il 19 aprile 1934, insieme all’amico Maurice Chambers. Wilson realizzò diversi scatti, ma quello divenuto famoso mostrava una sagoma nera che emergeva dall’acqua, con il profilo ricurvo e circondata da mulinelli d’acqua concentrici; alla base sembrava intravedersi un possibile corpo, che in un’altra immagine risultava quasi sommerso.
Il Daily Mail pubblicò la fotografia il 21 aprile 1934, definendola “Surgeon Photograph” perché Wilson, benché non fosse un chirurgo, desiderava restare anonimo. L’immagine ottenne enorme risonanza, finché nel 1994 il Loch Ness Centre ne rivelò definitivamente la natura fraudolenta. Dagli studi e testimonianze acquisite nel tempo, si accertò che la famosa foto non mostrava alcuna creatura, ma un sottomarino giocattolo sormontato da una piccola sagoma a forma di testa di serpente.

Il modellino era stato costruito da Christian Spurling, amico di Wilson e genero di Marmaduke Wetherell, un cacciatore che anni prima era stato ridicolizzato dallo stesso Daily Mail: inviato sul lago per documentare il mostro, era caduto vittima di una bufala basata su impronte false, realizzate usando un portaombrelli dotato di un piede di ippopotamo essiccato, comune come trofeo di caccia dell’epoca. La fotografia fu, quindi, concepita come vendetta nei confronti della testata giornalistica. Dopo lo scatto, il piccolo sommergibile venne affondato e, secondo alcune ipotesi, giace ancora oggi sul fondo del Loch Ness.

Nel 1936, invece, c’è una descrizione molto interessante del presunto “mostro” che si avvicina molto all’immaginario collettivo su Nessy:
«Piovigginava leggermente e tutto intorno aveva la stessa tonalità grigia: il lago, il cielo e persino la creatura, di un grigio molto scuro che spiccava nettamente sullo sfondo più chiaro dell’acqua e dell’orizzonte. Il mostro galleggiava immobile in superficie, rivolto verso Inverness. Stimammo una lunghezza di quasi dieci metri; è difficile dire quanto fosse distante da noi, ma era abbastanza vicino da permetterci di distinguerlo con chiarezza.
Mostrava tre gobbe, con quella centrale più grande e la più piccola situata dietro il collo, che appariva lungo, sottile e sormontato da una testa piccola, priva di dettagli evidenti. Immergeva spesso la testa nell’acqua, forse per nutrirsi o semplicemente per un comportamento giocoso.»
Dopo un susseguirsi di avvistamenti senza corredo di materiale fotografico, nel 1951 un boscaiolo Lachlan Stuart, riuscì a scattare una foto, che mostra tre gobbe che emergono dall’acqua.

Nel 1955 Peter MacNab raccontò di essersi fermato nei pressi del castello di Urquhart, affacciato sul lago, per scattare una fotografia. Mentre preparava l’attrezzatura, udì all’improvviso un rumore provenire dall’acqua: riuscì appena a montare un teleobiettivo da 150 millimetri quando un grande animale emerse dalla superficie. MacNab riuscì a immortalarlo in uno scatto che risulta particolarmente interessante perché ritrae sia la creatura sia il castello sullo sfondo.
Confrontando la dimensione visibile dell’animale con l’altezza del castello, circa venti metri, la parte emersa sembrerebbe avere una lunghezza analoga. Alcuni, tuttavia, hanno interpretato la fotografia come la presenza di due esemplari.
Osservando attentamente l’immagine, infatti, le due gobbe non risultano perfettamente allineate: poiché la seconda appare più piccola, si è ipotizzato che potesse trattarsi di un maschio accompagnato da una femmina, oppure di un giovane che seguiva la madre. In diverse occasioni, del resto, vari testimoni hanno affermato di aver visto più creature contemporaneamente.


La scienza dietro il “Mostro”…
Come abbiamo potuto appurare, nei numerosi avvistamenti avvenuti nel tempo e dalle poche foto nitide di anomali sagome presenti nel lago, le presunte sembianze di Nessy ricorderebbero una particolare specie di dinosauro: Il Plesiosauro.
I Plesiosauri (Plesiosauria) erano rettili acquatici che abitarono gli oceani tra il Triassico superiore e il Cretaceo superiore, raggiungendo la massima diffusione durante il Giurassico. Insieme agli Ittiosauri, dominarono i mari del Mesozoico, fino alla loro estinzione alla fine del Cretaceo durante il grande evento di estinzione K-T (Cretaceo-Terziario, ora K-Pg).
Le specie di plesiosauri si distinguevano soprattutto per le proporzioni tra testa e collo. I Plesiosauroidea — come criptoclididi, elasmosauridi e plesiosauridi — possedevano colli lunghissimi e probabilmente vivevano in acque relativamente basse, nutrendosi sul fondale.
Tutti i plesiosauri avevano quattro arti a forma di pinna, utilizzati per nuotare con un movimento complesso che combinava rotazioni e battiti verticali. Le ricostruzioni moderne suggeriscono anche la presenza di una piccola pinna caudale, utile soprattutto per la stabilità e la direzione. Il loro stile di nuoto potrebbe ricordare quello di pinguini e tartarughe marine.
Le narici interne erano situate anteriormente sul muso e collegate a scanalature nel palato che convogliavano l’acqua verso gli epiteli olfattivi; la pressione idrodinamica, generata dalle narici esterne poste più indietro, facilitava questo flusso.
Dal punto di vista dimensionale, i plesiosauri figurano tra i più imponenti predatori marini mai esistiti: le specie più piccole raggiungevano i 2 metri, mentre i grandi pliosauri, come il cosiddetto “mostro di Aramberri”, potevano superare i 15 metri. Non furono tuttavia i rettili marini più grandi in assoluto: alcuni ittiosauri triassici, come Shastasaurus, arrivavano a 21 metri, e determinati mosasauri cretacici, come Hainosaurus, superavano comunque i 15 metri.
A tutt’oggi, periodicamente, troupe di scienziati ed esperti si armano di droni, sonar, rilevatori di vario tipo, per cercare una qualsiasi traccia che possa evidenziare la reale presenza di “Nessy” nel lago. Nel 2018 un gruppo di ricercatori danesi, ha prelevato 250 campioni di acqua identificando circa 2500 specie di animali presenti all’interno del lago. Fra questi: lontre, anguille, storioni. Q
ueste ultime 3 specie possono essere “accompagnate” dall’attributo “gigante”. Certo è abbastanza difficile che si possa arrivare alle dimensioni e alle forme descritte da alcuni avvistamenti, quindi restano delle ipotesi non confermate, ma comunque possibili.
Si possono riassumere le tipologie di avvistamenti sul lago, dalla seguente grafica:

Loche Ness Oggi…
Il paesino di Loch Ness, oggi, è un luogo incantato, certamente molto turistico, ma ha mantenuto inalterato il fascino di questa storia diventata leggenda. Di fronte al luogo di uno dei primi avvistamenti, campeggia un modellino che identifica, inequivocabilmente, “Nessy” come un plesiosauro.

Da Edimburgo, in circa 3 ore e mezza di autobus, si arriva direttamente a Loch Ness grazie ai numerosi tour verso le Highlands. Il percorso è affascinante dal punto di vista paesaggistico e naturalistico. E’ possibile navigare il lago con una delle tantissime imbarcazioni che ne permettono l’esplorazione in totale sicurezza ed è interessante, anche, fermarsi al castello di Urquhart che ha fatto da sfondo a diversi avvistamenti del “mostro”.
“The Loch Ness Centre” è il luogo di partenza, dove è possibile reperire qualsiasi informazione relativa al paese, al mostro, ai tour. E’ organizzato benissimo ed è davvero un esempio perfetto di come una storia affascinante non legata a certezze storico-scientifiche può diventare occasione di ricchezza e sviluppo del territorio.

Fra i numerosi film che trattano la storia di Nessy, consigliamo quello diretto da Jay Russell (adatto a tutte le età). Il titolo è “The Water Horse” (Legend of the deep). Una storia romanzata e commovente che parla della speciale amicizia fra Nessy ed un bambino del paese.

Gianluca Santaniello Team – Mistery Hunters


















