Nella Calabria del Cinquecento, dove il sapere camminava ancora sul filo sottile che separava scienza e magia, nacque un uomo destinato a diventare leggenda. Rutilio Benincasa è una di quelle figure che la storia registra appena, ma che l’immaginario popolare trasforma in mito. Di lui sappiamo poco, eppure il suo nome ha attraversato i secoli, fino a diventare sinonimo di astrologia, cabala e conoscenza occulta.
La data e il luogo di nascita sono certi, 1555 a Torzano, oggi Borgo Partenope nel territorio di Cosenza, ricavati dall’iscrizione posta sotto il suo ritratto nella prima edizione della sua opera più celebre; quella di morte resta invece incerta, collocata tradizionalmente intorno al 1626, anche se ricerche più recenti tendono ad anticiparla di qualche decennio. Le poche notizie biografiche restituiscono l’immagine di un uomo probabilmente autodidatta, dotato di straordinaria abilità nei calcoli astronomici ma privo di una formazione accademica regolare, come dimostrano la lingua latina incerta e la dottrina disomogenea dei suoi scritti. Ed è proprio questa ambiguità a renderlo affascinante.
Il nome di Benincasa è indissolubilmente legato all’Almanacco perpetuo, redatto nel 1587 e stampato per la prima volta a Napoli nel 1593. Non un semplice calendario, ma una vera summa del sapere tardo-cinquecentesco, pensata per durare nel tempo grazie a un ciclo di diciannove anni che ne garantiva la validità perpetua.
All’interno dell’Almanacco convivevano astronomia e astrologia, medicina e agricoltura, cosmologia e cronologia, pronostici meteorologici e consigli pratici per la vita quotidiana. Tavole lunari, eclissi, calendari medici, indicazioni per la navigazione, riflessioni sull’ordine del cosmo: tutto era raccolto in un’opera destinata a “qualunque persona curiosa”, dagli studiosi ai contadini, dai medici ai giocatori del lotto.
Il successo fu enorme. L’Almanacco venne ristampato ininterrottamente per secoli, rimaneggiato e ampliato da altri autori, in particolare da Ottavio Beltrano di Terranova di Calabria Citra, che ne trasformò progressivamente la struttura. Proprio da questa tradizione nasceranno almanacchi successivi, tra cui i celeberrimi Barbanera e Frate Indovino, considerati i più diretti eredi dell’opera di Benincasa: un filo ininterrotto di sapere popolare che arriva fino all’età moderna.
L’Almanacco vide la luce in un periodo delicato. Solo pochi anni prima, papa Sisto V aveva condannato l’astrologia giudiziaria, ritenuta incompatibile con il libero arbitrio. Benincasa cercò di muoversi con cautela, distinguendo l’astrologia naturale dalle superstizioni e ribadendo che i pianeti “inclinano ma non forzano” l’uomo.
Tuttavia, le sue incursioni negli oroscopi individuali e nelle natività non potevano non destare sospetti. Non a caso, alcune copie antiche dell’opera presentano parti cancellate, come se un lettore timoroso avesse voluto rimuovere contenuti ritenuti pericolosi o eterodossi. Segno che Benincasa, già in vita o subito dopo, veniva percepito come una figura inquietante.
Alla sua fama contribuirono anche le tavole numeriche e i metodi cabalistici che la tradizione gli attribuì, ritenuti capaci di prevedere i numeri del lotto, una raccolta chiamata “Cabala Responsabile”, una prima versione della Smorfia. Molte delle opere pubblicate nei secoli successivi sotto il suo nome erano apocrife, ma alimentarono ulteriormente la leggenda. Ancora oggi circolano smorfie, cabale e astrologie che si richiamano a Benincasa, a dimostrazione di una fortuna popolare mai davvero esaurita.
Col passare del tempo, la distanza tra l’uomo e il mito si fece sempre più ampia. La tradizione popolare lo volle perseguitato, costretto a fuggire di convento in convento, forse coinvolto nella congiura di Tommaso Campanella. Altre leggende lo trasformarono in iniziato alla cabala, depositario di segreti proibiti, capace persino di tentare esperimenti per richiamare i morti o violare i confini dell’aldilà.
In questo processo, Benincasa perde progressivamente i contorni storici per assumere quelli dell’archetipo dello stregone, lo stesso che in Europa viene attribuito a figure come Ruggero Bacone, Paracelso o Agrippa di Nettesheim.
Non più solo un uomo, ma un simbolo.
Rutilio Benincasa resta una figura sospesa tra luce e ombra, tra sapere e superstizione. Non fu soltanto un astrologo né semplicemente un mago: fu il prodotto di una Calabria colta, inquieta e creativa, capace di dialogare con l’Europa e di lasciare tracce profonde nella cultura popolare. Riscoprirlo significa ricordare che la storia calabrese è abitata da personaggi complessi e affascinanti, troppo spesso dimenticati. Figure che, come Benincasa, ci invitano ancora oggi a guardare il cielo e a interrogarci su ciò che siamo stati e su ciò che potremmo tornare a essere.
Alfonso Morelli team Mistery Hunters
Foto: Alfonso Morelli




















